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Pop Gospel Choir

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del Little Gospel Choir

Cantare in coro fa bene alla vita. E ti spieghiamo perchè.

27 ottobre 2018

Settembre per noi segna sempre l’inizio di un nuovo anno: si riprendono le prove, si imparano nuovi brani con la consapevolezza che… oplà! In un battito di ciglia ci troveremo a Natale. Quest’anno il nostro settembre è stato segnato da una novità in più: la ricerca di nuove voci.

Il coro è un sistema dinamico, cambia nel tempo e passa attraverso le vite di chi ne fa parte, regala un tocco di magia alla quotidianità di ciascuno, incastrandosi tra impegni, sogni e a volte, anche rinunce. Aggiungere nuove voci, significa esaltare questo cambiamento, arricchirsi, far salire a bordo qualcuno e darsi la possibilità di fare un pezzo di strada insieme.

Ma chi ve lo fa fare?

Spesso chi ci sta vicino ci chiede come si sopravvive tra impegni, lavoro, famiglia, figli, pile di panni da stirare, cene bruciate, viaggi in macchina cantando a squarciagola jingle bells… fin dai primi giorni di settembre.

Spesso ci chiedono che “Cosa serve per cantare con noi” e letteralmente, a volte,”Chi ce lo fa fare“.

Abbiamo pensato di darvi qualche risposta qui, con la viva speranza di intercettare il cuore di qualche futuro corista a cui manca solo il coraggio di buttarsi.

E chi meglio del nostro storico, unico, meraviglioso basso, che con la sola potenza della sua voce sostiene l’intera sezione da anni,  può raccontarvi perché ne vale la pena?

 

Vi lasciamo con le parole di Giancarlo e,  se amate il canto (e anche voi vorreste tanto cantare jingle bells da settembre), il vostro posto nel Little Gospel Choir è già lì che vi aspetta: ora manca soltanto la vostra voce.

 

“Da qualche tempo, già, cerchiamo voci maschili. Ho pensato in questi giorni a cosa avrei potuto dire per perorare la mia causa e, beh, il modo più onesto – e spero convincente – che ho per farlo é descrivervi questo viaggio, iniziato 15 anni fa.

Allora, il padre di un carissimo amico, con cui condivido questa esperienza, mi disse “avete tra le mani un bel giocattolino, trattatelo con cura. Si può rompere facilmente”.

Ecco, intanto, il Coro è un gioco bellissimo, da trattare con enorme serietà! Averne cura significa anteporre la musica a tutto. Tutto. E’ un gioco equilibrato, in cui ognuno ha la sua parte: va onorata nel rispetto delle altre.

Ci sono regole.

Scritte chiaramente, tra le righe di un pentagramma o fra le mani e nelle intenzioni del direttore: eseguirle è fondamentale.

E’ un pulman rosso “che ci contiene tutti” portandoci in a giro a cantare.
E’ una bella opportunità di vita, come io stesso ho avuto modo di definirla.

 

Prima di chiudere, voglio vestire i panni di Dulcamara, nell’Elisir donizzettiano, e vendere non una bevanda prodigiosa ma una bellissima linea vocale, il basso.

Che ci vuole, per poter cantare in questa voce? Voce, appunto. Chi si muova agevolmente nel registro centrale e grave.

Non è necessario essere un “puro” , io stesso potrei definirmi un bass-baritono. Né, ugualmente, arrivare da chissà quali studi lirici. Servono, invece, musicalità, capacità di concentrarsi per eseguire frasi spesso diverse dalla melodia, voglia di fare bene.

E buon cuore! Sì, perché  ho bisogno di supporters! Vorrete mica lasciarmi solo a far fronte a un coro intero, no!?

E’ un’impegnativa ma stupenda avventura: mettetevi in gioco, non privatevene!

Gianca

 

PS. E se vi state chiedendo cosa c’entri un pulman rosso che ci contiene tutti, provate a riguardare questo video al minuto 2:50 in cui siamo tutti più giovani, ma come oggi innamorati del cantare… insieme!